delibazione sentenza ecclesiastica

La delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità di matrimonio, vale a dire  il riconoscimento delle sentenze di nullità ecclesiastiche nell’ordinamento italiano, si attua attraverso il controllo giurisdizionale da parte della Corte D’Appello competente.

Il procedimento di delibazione si introduce con un ricorso congiunto che prevede il rito in camera di consiglio, ovvero, in caso di disaccordo, con citazione di una delle parti, in questo caso il procedimento seguirà il rito ordinario.

La Corte D’Appello, non potendo chiaramente procedere al riesame del merito della sentenza ecclesiastica, dovrà appurare se sussistono i presupposti affinché la sentenza abbia efficacia nell’ordinamento italiano con particolare attenzione ai seguenti requisiti:

-       deve essere stato rispettato in sede canonica il principio del contraddittorio tra le parti e quindi che sia stato rispettato il principio di un giusto processo;

-       La sentenza ecclesiastica occorre che sia munita del decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo ( Tribunale della Signatura Apostolica);

-       La non contrarietà tra sentenza ecclesiastica ed altra sentenza del Tribunale italiano ed inoltre che la sentenza non sia contraria all’ordine pubblico italiano.

Negli anni si è sviluppata corposa giurisprudenza tesa alla tutela delle parti al fine di non pregiudicare gli interessi di uno dei coniugi ovvero della prole.

Sul punto la Suprema Corte di cassazione ha stabilito che non tutti i vizi del consenso, elemento essenziale per l’efficacia del vincolo matrimoniale, accertati nelle sentenze ecclesiastiche di nullità consentono di riconoscerne l’efficacia della sentenza nell’ordinamento italiano dovendo valutare l’effettiva conoscibilità da parte dell’altro coniuge del vizio riconosciuto in sede ecclesiastica.

L’errore indotto da dolo, accertato in sede ecclesiastica, potrà dar luogo al riconoscimento in Italia, solo se sia consistito in una falsa rappresentazione della realtà, che abbia avuto ad oggetto circostanze oggettive qualificanti la persona dell’altro coniuge su connotati stabili e permanenti.